mercoledì 27 novembre 2013

In nome della legge

Un altro articolo che non posso non condividere; firmato da G. Chiesa, la versione integrale qui.

" (...) Incontro un macellaio di Tricarico, di cui non voglio fare il nome, perché anch’io sono stato contagiato dalla paura dell’”invidia” che si percepisce nell’aria. Anche suo padre, anche lui, che seguì le orme dell’avo, aveva qualche mucca. Una quindicina, dice. Macellava “del suo”, dopo avere nutrito le sue vacche e i suoi vitelli con il foraggio dei suoi campi. Niente di grande, quanto bastava per vivere, lui la famiglia, i figli. C’era un macello comunale fiorente, che lavorava a tempo pieno. Altro che carne biologica! Tutto era biologico, l’intera catena produttiva era biologica. Adesso come stanno le cose? Il macello è chiuso, da tempo. Non l’ho visitato, ma c’è da figurarsi la polvere. Ed è chiuso perché, delle oltre mille vacche che venivano allevate nelle decine di fattorie agricole del circondario, non ne è rimasta una sola. “Le mie quindici le ho macellate io stesso e ho chiuso”, esclama. E’ un oratore impetuoso e furibondo.
Racconta che arrivarono gl’ispettori della Regione, con le nuove normative europee, e gli spiegarono con una certa spocchia, mista a impazienza di fronte alle sue rimostranze, che da quel momento in avanti, la sua stalla avrebbe dovuto subire una rivoluzione. Qui le vacche, là il letame. Quest’ultimo doveva ora essere collocato in uno spazio ben recintato, per “ragioni d’igiene”, gli spiegarono. Altrimenti niente latte da vendere. Allora lui dice che rispetterà le norme. I suoi figli costruiranno il deposito separato per il letame. Lo sanno fare benissimo. Ma gli spiegano che non si può: il contenitore dev’essere fatto secondo le regole. Cioè ci vuole un geometra o un architetto, che firmino il progetto. Non è ammessa deroga. Dovrà pagare tremila euro. Altri ispettori arrivano nel negozio e rilevano che manca il bagno a regola d’arte. Altri duemila euro per sistemarlo. Infine arriva la Guardia di Finanza e trova che moglie e figlia, per lavorare in macelleria con lui, devono essere “messe in regola” con i contributi. Altrimenti dovrà pagare la multa. E sono altri 800 euro al mese.
Lo guardo senza trovare parole, nemmeno di conforto. Ho di fronte un uomo forte, un toro da combattimento, che sa perfino sorridere di disprezzo quando racconta dei lanzichenecchi che l’hanno assaltato. Non usa la parola “bravi”, perché forse non ha letto i Promessi Sposi, ma è certo umanamente più colto dei suoi grassatori “pubblici”, venuti a rapinarlo e a vessarlo alzando il vessillo della legge. E come ha fatto?,  gli chiedo. Lui allarga le braccia: “Ho chiuso la fattoria, ho smesso di allevare bestiame. Ho tenuto la macelleria, ma ora devo andare a comprare la carne a Matera, o altrove. E non è più carne mia.  Ammazzo i conigli, eccoli lì in vetrina. Aspetto che arrivi qualche altro ispettore che m’ingiunga di smettere di vendere anche quelli, con chissà quale norma igienica inventata a Bruxelles. (...)"

Nella migliore delle ipotesi, chi fa le norme non ha la più pallida idea di quali possano essere le ricadute della loro applicazione. Legislatori, la zappa è qui, venite prego!

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